mercoledì, 06 agosto 2008

erano le cinque,
al massimo saranno potute essere state... le cinque e un quarto, non mi ha mai fatto gran differenza un quarto d'ora.
e invece.
avrebbero fatto differenza persino cinque minuti, figurati un quarto d'ora. Ma  oggi possiamo soltanto ricordarlo, così tanto per non lasciarlo andare quel quarto d'ora.
non che non avessi avuto il tempo di farlo prima e che non ci avevo pensato, non ci avevo nemmeno fatto caso, il tempo passa e io lo lascio fare, non lo disturbo, non gli dico nulla, magari, pensavo, sarà altrettanto cortese con me quando mi tornerà utile il suo chiudere un occhio.
cammino spesso senza sapere dove andare, sopratutto se in giro non ci sono parecchie persone, sopratutto se di fianco ho il mare, se il cielo è  coperto e non fa poi così caldo.
Quella volta il sole spaccava le pietre, il mondo passeggiava per la mia stessa città e il mare, frangeva solo nella mia mente. E allora, perchè mai mi ostinavo a girellare così, perchè per tutto quel tempo.
Che vuoi che ti dica che forse lo stavo immaginando? che ne avevo avuto il sentore? Stavo gironzolando proprio perchè quel quarto d'ora si alzasse tra me e l'inevitabile, di quel tanto che neppure in punta di piedi avrei potuto sbirciarci oltre, oltre al muro di consapevolezze ignorate, di verità non dette e di bugie sempre sapute.
Forse.
Di fatto saranno state le cinque, non più delle cinque e un quarto e quando aprii la porta della camera la vidi vuota, vuota di me, del mio esserci stato soltanto poco prima del mio non aver voluto mai credere che sarebbe potuta finire così.

C'eravate in pochi, non che mi sarei mai aspetto una folla e tutto sommato neanche l'avevo mai desiderata una folla.
Eravate li e mi stavate aspettando.
Per un attimo mi sono sbagliato, penso sia normale, forse succede spesso se non addirittura: sempre.
Ti ho afferrato per un braccio e ti ho urlato addosso come altre volte, vi ho mandati tutti a quel paese, vi ho detto di uscire di uscire di li e di non tornare mai più.
Tu mi hai guardato e hai detto: ma che faccia serena sembra proprio che stia dormendo.....
mia madre è scoppiata a piangere e allora,
allora ho capito.
Saranno state le cinque,
non più tardi delle cinque e un quarto. ma tanto per me un quarto d'ora non ha mai fatto una vera differenza...

postato da: cervantes alle ore agosto 06, 2008 19:07 | link | commenti (2)
categorie: spazio-tempo
martedì, 22 aprile 2008

..e allora che alle parole seguano le parole, come alla voglia di scrivere quella di scappare che poi alla fine ti riporta a quella di scrivere.
chi sa per quale motivo le mie mani mentre sbattono contro la tastiera, oggi, mi sembrano così magre e lucide. A vederle si direbbe che fossero bagnate e invece se le tocchi sono asciutte, proprio come la lingua che tengo strettamente arrotolata dentro la bocca. chiuse le labbra sembrerebbe quasi d'aver sigillato ogni probabilità di sproloquio. eppure.
eppure non credo ci riuscirò mai a tenere le labbra utilmente serrate a beneficio della lingua che da esse è contenuta, proprio come non so trattenere le dita, nonostante la loro lucidità, assai superiore alla mia, non me le faccia quasi riconoscre come proprie.
le vidimatrici degli autobus vanno circa un quarto d'ora avanti!
tutte, facci caso.
per questo motivo i biglietti costano esattamente un quarto d'ora in più di quel che durano.
e allora?
allora m'incazzo. e s'incazzano anche due occhi azzurri oltre mare, ben sistemati sulla faccia abbronzata di un controllore, appena rientrato da ischia, che invece di perdere tempo con le piccose e petulanti osservazioni di un rompiglioni qualunque, io, avrebbe molto più utilmente investito il proprio tempo nel richiamare il partenopeo mare con l'adorabile partenopea viaggiatrice, assai più interessante del sottoscritto.
ma si sa, rompiglioni si nasce...e io modestamente.....
e allora che cambia?
assolutamente nulla, il mio biglietto vale quello che avrebbe dovuto valere da sempre, quello degli altri non ci pensa neppure a recuperare il mal tolto e resta beatamente ignorante della propria invalidità.
è un poco come dire che non è successo nulla, solo un poco di rumore.
un poco di rumore per nulla.
Poi, due paia di occhi inclinati, sbucano da dietro una cascata nera di capelli, una ciascuna, intendo ..
e due dico ben due identiche facce mi fanno la magia di una linguaccia.
così senza essere dovuto andare a pechino e senza aver corso il rischio d'imbattermi in una fiaccola, mi sono imbattutto in quattro torce che accecano i miei occhi.
mistero orientale e in questo caso mistero al quadrato.
due identiche meravigliose e dispettose cinesine di marzapane.
o almeno così le avrei volute per poterle addentare. e siccome il mio sguardo non lascia dubbi, mi becco una seconda razione di boccacce. ti pare che possa non reagire alla provocazione di una simile rossa armata? e mentre il mio esercito personale difende la democrazia a botte di linguacce e smorfie la madre delle due bimbe più belle che abbia mai visto nell'ultimo mese, mi ricorda che gli adulti non possono capire le guerre dei bimbi e che i primi sono eroi soltanto quando scaricano munizioni dai fucili e non pernacchie dalle labbra.
quindi l'idiota sono io.
e io da buon idiota, sparo una linguaccia anche a lei.
adesso si che le bambine hanno capitolato, adesso io sono l'eroe.
per quest'oggi basta, posso anche chiudere gli occhi che di visto si è visto quel che meritava vedere...
che sia vero che i sensi non possano fare a meno delle parole?
o era il contrario...........
postato da: cervantes alle ore aprile 22, 2008 00:06 | link | commenti (2)
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domenica, 20 aprile 2008

Non c'è più niente da dire.
Ho finito anche le scorte di y, mi manca tutto adesso...
Fino a poco fa avrei potuto limitarmi a sibilare o a fischiare o a fare il verso ai freni di un tram, ma le ho finite tutte, sprecate, buttate non c'è più una... proprio ora... proprio ora che vorrei... che ne avrei bisogno, che sento nelle dita la voglia di raccontare questa storia...
Dici che basta che la leggiate in silenzio? Cioè, se non le pronunciate posso usarle?
... Questa poi... Questa davvero non l'avrei mai... Le parole non si sprecano se non le dici a voce alta...
Quindi ho parole infinite?
Adesso m'imbarazzo però... Sembrava volessi dirvi chissà che... Sai era per fare scena, le storie migliori sono quelle che non si è potuto raccontare... quelle rimaste nella testa dell'autore perchè non ce l'ha fatta a farle uscire, non gliel'hanno permesso...
Un po' come a me prima, che mi mancavano le parole.
Adesso invece è una storia da niente.
Volevo solo raccontare di quella volta che mi girava la testa... E' una cosa normale capite?
Forse ho esagerato vi ho creato tutta questa aspettativa per dirvi che... che mi girava la testa e mi sentivo leggero... come se non l'avessi la testa e c'era quell'odore di balsamo e di frutta.
Mi ricordo solo l'odore come se fosse senza faccia...
Una faccia di balsamo alla frutta, ecco questa era la cosa strana che mi piaceva raccontarvi... Che di quella tipa mi ricordo solo gli odori, dolci, come se fosse stata un'enorme caramella e mi sembrava di essere diventato il mio naso...
Come se la sentissi sottopelle...
Mica ti capita spesso una cosa così... di trovare una e sentire che ti prende tutto un senso, te lo monopolizza e ti costringe a farci girare intorno gli altri quattro o cinque e quando se ne va ti lascia ubriaco...
Perchè lo sapete no che l'ebbrezza nasce dall'olfatto, che ci sono vini che ti possono ubriacare così... solo girando nell'aria come le parole, prima che si perdano, prima che vadano a buttarsi da un burrone.
Questa tipa era così, di quelle che ti ubriacano perchè le annusi anche con le mani e le mani poi sanno di loro e se te le passi fra i capelli poi te le ritrovi lì, tra naso e bocca, come un dispetto che non ti lavi via neppure dopo un anno o due, neppure a sciacquarti la faccia di parole perchè quando pensi di averle finite, arriva qualcuno e ti ricorda che le parole non finiscono mai.



postato da: cervantes alle ore aprile 20, 2008 23:58 | link | commenti (2)
categorie: odori
mercoledì, 02 aprile 2008

hai presente quando gli occhi premono verso l'esterno o per essere più precisi quando proprio sotto gli occhi ti sembra di avere due sacchi gonfi pieni e pesanti, quasi quanto le palle che hai tra le gambe e che una maleducata settimana ti ha gonfiato fin a quel momento. Quegli occhi che poi quando ti guardi nello specchio sembrano normali ma tu ti senti gonfio, esageratamente pieno, come riempito...
sono momenti che ti fanno l'amaro in bocca e non come modo di dire ma proprio come sapore, quell'amaro tra l'acido e il dolciastro che non sembrerebbe vero se tu non lo avessi sotto e sopra la lingua proprio in questo stesso istante. Proprio ora, mentre mi scrivo queste due righe, per poterle rileggere più tardi, quando non ne avrò voglia e le spedirò in giro per il mondo, come si dovrebbe fare con i figli, anche quelli che non abbiamo mai avuto, anzi forse proprio con quelli.
La lingua s'impasta, la testa non duole eppure sembrerebbe quasi si dovesse prendere qualcosa, quasi in forma preventiva...
peccato non sia mai stato il tipo adatto a prevenire alcunchè.
apro la finestra e un attimo prima che abbia voglia di vomitare tutto il mio malumore su quei teneri bambini del cazzo che urlano nel giardinetto come se fossero su una spiaggia, che magari non hanno neppure mai visto in vita loro, una di quelle vuote, senza gente, una spiaggia nel senso della rena, del mare dei gabbiani e del vento che li fa giocare, non quella degli ombrelloni e dei corpi sudati che puzzano di crema solare vitaminica e rinfrescante, insomma proprio adesso ti chiamano al telefono..
chi?
e non lo hai neppure mai visto, "ti sei soltanto scritto" come parlarsi, ma tramite tastiera, per qualcosa di simile al lavoro, roba da scambi d'opinione su cose tecniche, cose senza spiaggia...
eppure non ti eri accorto che tra le righe, quello, si proprio quello lì aveva giocato con gli stessi tuoi gabbiani e come lo senti al telefono, come ne assapori la voce con le orecchie rinate per l'occasione, soltanto e proprio in quel momento, ti rendi conto ...
ed è bellissimo
cazzo adoro l'entusiasmo degli esseri umani
e il fatto che ne resto ancora contagiato, all'istante!
postato da: cervantes alle ore aprile 02, 2008 18:38 | link | commenti
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domenica, 03 febbraio 2008

D.
D.  quando arriva scattta il buon umore
 D. ha sempre tempo e non corre mai
D. non crede in un dio e non ne ignora neppure uno
D. fa l'effetto di un muro o lo butti giù o ci giri attorno
E lui ti lascia la scelta
D. è curioso e non smette un attimo di starti a sentire
D è paziente e ti lascia dire anche quando sarebbe stato meglio tu fossi stato zitto
D. ti abbraccia forte che ti ci addormenteresti dentro
D.
sogna piano per non svegliarti
D. cresce velocemente perchè non è uno sprovveduto ma gioca come un bimbo seduto davanti alla finestra
postato da: cervantes alle ore febbraio 03, 2008 02:19 | link | commenti (2)
categorie: vita
giovedì, 31 gennaio 2008

. : e ;
postato da: cervantes alle ore gennaio 31, 2008 17:57 | link | commenti
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martedì, 29 gennaio 2008

.
postato da: cervantes alle ore gennaio 29, 2008 21:20 | link | commenti (1)
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sabato, 15 dicembre 2007

sono salito fino qui soltanto perchè sapevo che avrei avuto paura di scendere e questo mi dà un certo senso di sicurezza. Sono salito per poter guardare dall'alto, sapendo benissimo che quando il bersaglio è chiuso dentro di te, non è una questione di prospettiva . Allora sbuffo un poco, allora mi guardo attorno una volta di più: forse una di troppo. Chi è Lui? Chi sono io? e noi due potremmo veramente parlarci guardandoci dritti in faccia? Fa caldo nella mia testa e come sempre sudo all'interno  della fronte, fuori niente. Il gelo assoluto.

Tengo il ritmo di una vita nascosta, tanto bene da dover pagare qualcuno perchè me la ritrovi. Ma tengo il ritmo...è ormai una questione di allenamento più che d'abilità. Anche quando esplode non scoppia mai del tutto: s'intravede soltanto quanto è lecito mostrare. Non fate tutti quanti così? c'è invece il modo di mostrare più di quanto si creda? per pura debolezza umana, per semplice vigliaccheria. c'è? e allora parte un giro di affettate circostanze, spiattellate li come per distrazione o meglio come se non toccasse a nessuno di voi. Perdere il ritmo, talvolta è utile. Prendere quello di qualcun altro può salvarti la faccia e con questa il culo. Ma inevitabilmente salta quello di qualcun altro. Ma in fondo quale è il limite. Quanto più colorate sono le vite che annaffiamo dei nostri colori, quanto meglio si adattano i paesaggi creati ad arte per i personaggi che incontriamo nel romanzo che andiamo riscrivendo ad ogni alba impaurita o ad ogni merdoso tramonto. Questione di prospettiva. certo, ma a patto che non si stia puntando all'interno; dov'era? tra l'aorta e l'intenzione? si credo da quelle parti. E allora mi ammanto di mistero e mi dipingo di blù o forse scelgo il rosso e mi accendo per me stesso, di una passione insana, innaturale perchè propria di un uomo che non è normale, perchè il diverso è veramente tale soltanto quando non lo si può ridurre ad una categoria. E allora sono veramente cazzi. E allora scappano proprio tutti. L'unica soluzione? trovarne altri! convincersi o convincerli che in fondo amiamo gli stessi colori e allora si potrebbe anche pensarci della stessa razza, scelta per gusto, quello di un colore. Non basterebbe essere soltanto simili. non basta mai. non è possibile essere uno alla volta, è permesso cedere ma non concedere, quello è proprio di dio. e noi siamo uomini. possiamo prendere, quello va bene, ma dare, mai! sia ammesso il baratto o il mercimonio! ma non scherziamo, dare in cambio di nulla, quello non si può proprio fare. é terribilmente sospetto: direi, diabolico.

non c'è dubbio c'è sotto qualcosa, in fondo ne ottieni sempre un che e a ben vedere è quanto basta per elevare il gesto a contratto e così celebrarlo all'umana potenza ch'è si simile al dio, quando è conscia della propria infamia ma è propria di lucifero se dimentica di quel bollo d'arroganza. insomma se nascondi la mela.

e tutto diventa più facile, più comprensibile: umano.

e io nacqui sasso e tanto più morbido sono al mio interno del duro che lascio fuori di me e non so crederci, non so credere alle buone novelle e non posso mirare, intento come sono a schivare la mira degli altri. in realtà basta poco, ma quel poco ci è troppo e non lo si raggiunge mai e allora resta seduto. intanto io m'alzo e ingombro il campo, sporco la visuale e sfuggo al comune senso, anche a quello più antagonista, anche al mio ma sopratutto al vostro, e risulto di troppo anche quando non ci sono, e voi, voi dove siete, dove non vi ho cercato? lasciarmi al buio soltanto perchè avevo chiesto un pò di luce, portarmi all'acqua per farmi morire di sete. Mi avete pagato un giro sulla giostra della malafede soltanto perchè vi avevo chiesto di essere sinceri, al limite anche spietati. E le parole ritornano come i pensieri nelle menti malate, malate come la mia, terribilmente malate di libertà.

non so guarire da questo morbo, ne sarò schiavo per  il resto del tempo. E lui? ne saprà, lui? non so dovreste proprio chiederglielo.

adesso è tardi, dormiamo la vostra indifferenza e voi sognate pure la mia...

amici, miei carissimi

postato da: cervantes alle ore dicembre 15, 2007 19:03 | link | commenti (1)
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martedì, 27 novembre 2007

e poi c'inciampi, per caso o quasi, per distrazione o forse per indolenza si insomma c'inciampi per un motivo qualunque e ti ritrovi di nuovo con le mani.....scusate un trillo, lasciate che legga: sono tropo curioso per aspettare.
Ecco appunto le mani.
Fatale, non fai a tempo a fartele prudere ancora una volta che arrivano i ben tornato e tu ti chiedi quand'è che poi te ne saresti andato. Ma il virtuale è rapido, moderno fa venire i brividi a pensarci. Potrei morire e mi scoprireste rigido e decomposto ma se le mani riprendono a ticchettare mi sgamate in un attimo.
Tic tc tic  perchè non tutti vanno a buon fine e qualcuno fa tc e torni indietro a correggerlo: cose che accadono soltanto in un mondo di carta e transistor, a mani stanche per lo scarso allenamento, ma la mente, mio malgrado, quella si allena di nascosto e sfugge qualunque trainer voglia imporle un ritmo che non sia quello delle tempie, che battono quello della morte, del suo scorrere pignolo....
già lo dissero  e ancora ci penso...
bentornato!
postato da: cervantes alle ore novembre 27, 2007 19:39 | link | commenti (2)
categorie: ritorni
mercoledì, 04 aprile 2007

e poi spengo tutto, diventa buio persino il centro dei miei pensieri e resto li a guardarlo. senza vedere niente resto li. frasi spezzate. continuamente martoriate. da punti. resto fermo e guardo. resto fermo e forse avrei dovuto farlo prima. forse. restare aperto...lasciare che tutto possa essere interpretato, rendere la prosa semplicemente fluida e irresistibilmente ammiccante: talmente tanto da lasciare la possibilità di pensare che stia parlando proprio a te e anche a tutti gli altri. Ma mai senza un vero concetto alla base di tutto. mai vacuo. ci mancherebbe altro. si tratta sempre del solito apparato di fortificazioni che deve essere distribuito tutto attorno, a garanzia di salvezza. io invece non ho poi tanta voglia di salvarmi. No. mi sento piuttosto la voglia di vivere, anche a costo di correre qualche rischio. meschino...diciamola pure come è: voglio proprio correre il rischio di vivere. qualche volta mi sbaglio e penso che tra i due punti ci siano parole dedicatemi. altre sbaglio e penso che invece non mi riguardino. quando invece ho ragione? mai. credo che avrò sempre torto, quello di quanti non hanno mai creduto e per questo sono tacciati di qualunquismo. in realtà abbiamo eccome le nostre opinioni, il problema resta credere loro prima di metterle in discussione.allora in un attimo divento un indeciso.quindi ci penso su, determino che in fondo è proprio così e sento se per caso non avresti anche tu da dirmi qualcosa, da darmi un brandello o anche una mancia, che so un avanzo di vita, magari usato poco che possa farmi ricordare quelle pietre calpestate allo stesso ritmo ma con tempi diversi. se per caso quel che vale per uno non debba poi esser valido anche per l'altro. il fatto è che lo sappiamo bene che è così, lo sappiamo benissimo. e siccome non vedo nel buio, ho la scusa per restare ancora un poco seduto a guardare. ma quanto siete belli voi. ma quanto..........
postato da: cervantes alle ore aprile 04, 2007 19:55 | link | commenti (1)
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martedì, 13 marzo 2007

ci sono luoghi in cui viene da entrare in punta di piedi, luoghi dove magari avevamo l'abitudine di passare con noncuranza, con facilità.
ecco questo blog è uno di quei luoghi.
non riesco più a passarci con facilità.
ogni volta che ci capito finisce che leggo più che scrivere e poi inevitabilmente non scrivo più nulla.
ma non è un problema, è un momento.
infatti vedi, già riguarda un momento fa.
sto scrivendo.
così facendo muovo i piedi in questo luogo che fu e che non è stato per un poco e che sinceramente non so quanto ancora avrà da essere.
è il tempo dell'ascolto, lo è stato fino a adesso.
è sempre il tempo dell'ascolto ma qualche volta è solo il suo tempo e ogni altra attività si ferma.
e allora mi siedo e vi guardo parlare, a tutti voi, a tutto il blog che riesco a raggiungere nel tempo che mi sono trovato tra le dita frugando nelle tasche dei miei pantaloni.
mamma mia quanto ne sapete...
quanti di voi la sanno lunga e quanti non mancano di dispensar consigli e riflessioni.
sembra talvolta di vederli quei vostri cervelli girare come mossi da moto immobile e perpetuo...
quasi una contraddizione
eppure
e allora grazie e quanto mi piaccio o quanto mi schifo e mi piace schifarmi e perchè se ne parli si dica dello schifo che provo per me stesso o per l'umanità o per  la signora del piano di sopra che ha di nuovo acceso l'aspirapolvere proprio mentre avevo messo sul piatto il terzo movimento convinto che ormai le ostilità di quella donna verso gli acari che comunque abiteranno la di lei casa ancora per secoli e secoli fossero finite per sempre e ve lo dico così senza una virgola tutto di un fiato violentando l'italiano di cui comunque ci si fa beffe a ogni piè sospinto.
e come disse un grande
e che ve lo dico a fare?
infatti
sto zitto
ben trovati
mai lasciati
joder

postato da: cervantes alle ore marzo 13, 2007 21:04 | link | commenti (2)
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giovedì, 08 febbraio 2007

soffia il vento ancora sulla sabbia spolvera

postato da: cervantes alle ore febbraio 08, 2007 04:00 | link | commenti (1)
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venerdì, 02 febbraio 2007

le urla, il fumo, la gente che corre come impazzita, un odore, acre che solo dopo averlo sentito sai di cosa si tratta. i capelli ispidi, appiccicosi, pieni come di segatura e passarci le mani ferendole e guardarsi intorno come se fosse normale e non lo è. nessuna paura soltanto smarrimento, nessuna emozione, solo la voglia, la necessità di non smettere di camminare, non fermarti, neanche per un attimo. cosa ti aspettavi, questo succede quando sei un obbiettivo, questa è la guerra.

il silenzio, solo il vento che soffia come un giradischi nella stanza accanto, immagini che graffiano le cornee peggio delle puntine il vinile, quel sapore in bocca, metallico come un piercing appena fatto, con un retrogusto amaro, proprio in fondo al palato, dalle parti del fegato, scendere le scale e camminare fuori nella neve come fosse normale e non lo è. la coscienza degli avvenimenti, messi in fila come il domino, paura e soltanto paura, folle da far male alle orecchie, che sanguinano per colpa del freddo e delle mani che si avventano contro, polvere di notte che riempiono gli occhi e tutto quello che vedo è una faccia, sempre soltanto una. emozioni che si affollano e la necessità di non smettere di camminare, non fermarti, neanche per un attimo. cosa ti aspettavi, questo succede quando non c'è un obbiettivo, questa non è la guerra.

dormono, tutti i pensieri dormono e sognano di essere diventati reali. dormo e intanto spero di morire solo per il gusto di risorgere, senza per altro averne mai la certezza. dormono le mani, dormono gli occhi, dormono i desideri diventati realtà, dorme la realtà mai desiderata. dormi, dormi bimbo mio bello, dormi sotto della notte il mantello. dorme l'amico, dorme l'amante, dorme il fratello, dorme la nebbia dorata dei giorni felici, dorme il desiderio, dorme il dolore, dorme la gioia, dorme il sorriso. tutto dorme come fosse normale ma non lo è. intanto la notte veglia sul mio sonno con la necessità di non fermarsi, neanche per un attimo. la gente dice che ho i vestiti del pazzo e io da allora giro nudo e seguo il mio destino fino alla soglia del paese dei sogni aspetto di trovare il modo di entrare per svegliarli tutti e se non ci riesco  allora che dormano per sempre.
postato da: cervantes alle ore febbraio 02, 2007 04:38 | link | commenti
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venerdì, 26 gennaio 2007

-sei molto bravo
- grazie
-no davvero...sei molto bravo
- davvero molte grazie..
- a cosa pensi?
- mentre suono?
- no adesso
- lontano, penso lontano
- pensi che bere uno shot di rum possa farti pensare un pò più vicino?
- no non credo proprio
- allora ne beviamo due?
fagioli? cosa ci fanno in tasca? dove sono i soldi...
- no lascia offro io..
ma sta pagando con dei fagioli, non ho più un euro in tasca, solo fagioli e neanche tanti. Il rum ce lo danno lo stesso, i fagioli vanno bene. Devo essere io a star male allora.
adesso dove è finita, dove sono finiti tutti? tutti quanti. Io torno a casa.
-Hai una casa?
-si
- tutta tua?
-si
-e ci vivi da solo?
- no ..con i miei pensieri
- ma avevi detto che erano lontani
- non è un problema io penso veloce...

ho sognato. telefonavo, non so a chi, sbagliavo numero e sentivo la  voce che diceva pronto...pronto..
l'ho riconosciuta subito e stavo per riagganciare ma poi la voce è uscita da sola e ho detto , pronto c'è Paola? mi ha risposto no hai sbagliato, so chi sei, ma hai sbagliato numero..
ah si, evidentemente,  addio e ho riagganciato, piano, sentivo che di là ancora parlava, di una medicina, che aveva finalmente trovata ma che era tardi ormai, perchè era colpa delle gambe ma era tardi, ormai, troppo tardi.
postato da: cervantes alle ore gennaio 26, 2007 04:40 | link | commenti (2)
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sabato, 20 gennaio 2007


e come il mare non sente la mancanza dell'onda io sento mancare l'essenza di te....

sono felice ....
del mio sangue nel tuo bicchiere del mio odore che mi sopravviverà......
te io e il cannibalismo amoroso


                                
postato da: cervantes alle ore gennaio 20, 2007 02:35 | link | commenti
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venerdì, 12 gennaio 2007

sarebbe, potrebbe, se fosse, che cazzo l'incertezza spesso spacca i timpani peggio delle sirene degli uragani. e proviamo a viverla senza dita dietro cui nascondersi. comincio io: vado a fare la doccia non  puzzo, mi piace.

postato da: cervantes alle ore gennaio 12, 2007 18:32 | link | commenti (2)
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lunedì, 08 gennaio 2007

campa cavallo che l'erba cresce. c'è n'è d'erba da mangiare prima d'imparare.... qualcuno, pensa, non impara mai .

postato da: cervantes alle ore gennaio 08, 2007 14:02 | link | commenti (2)
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giovedì, 04 gennaio 2007

come pollicino semina briciole di pixel, schegge impazzite a causa dell'assenza. capisco benissimo e viro di bordo. rispetto in mare per l'altrui bordeggio ognuno scelga la propria rotta e stia attento a non entrare in collisione. i naufragi non servono a nessuno. non corro, non gareggio, isso la vela che mi è più comoda non la più veloce. stai attento al fine: non ferire. troppi timonieri confondono le rotte io chiudo i miei occhi è giusto usare i propri è ora di fare da soli.  tu principessa vola, con i tuoi bagagli nuovi e senza armi, timona tu che nessuno conosce la tua barca meglio di te stessa. luccica il cielo e anche io con lui se come le stelle fosse un segno di fine starei morendo. non sono una stella e forse vuol solo dire che anche io sto per cominciare il viaggio. la bussola non temere l'ho incassonata nel cervello e non ti perderò pur tenedo la mia di rotta. ci sono momenti in cui bisogna aspettare, armi l'albero per il vento che credi si alzerà e intanto  aspetti. dopo un pò ti viene la paura che tu ti sia sbagliato e che stiamo ciondolando tra le onde aspettando per niente. qualcuno si affanna a provarle tutte, cambiando idea di continuo. ho imparato a credere al mio intuito. credo al mio fiuto per il vento. ho imparato ad aspettare con la scotta tra le mani, aspetto. il vento si alzerà: nessuno può fermare il vento. l'importante è che mi trovi pronto. è buio oggi è silenzio. domani la luce tornerà a spingere e inseguirà il giorno fino al tramonto per cedere ancora al buio. tremate tremate le streghe son tornate. che buffo, stregati. in fondo siamo tutti terribilmente persi nei propri sentimenti, più o meno malcelati.mancano tante di quelle cose al viaggiatore solitario,  come tante  sono invece quelle che si riporta indietro.intanto faccio l'inventario e all'appello manca molto. manchi. chi ama un puledro non lo selli mai. muli o puledri? ricordi? le tempie lente battono lo scorrere del tempo. lo scrissero una volta e lo lessi li dove fu scritto. sento il frusciare della seta, lo sgocciolio dell'acqua, ti vedo muovere ed è un piacere. coraggio si va e tutto è vita. agra talvolta ma vita. e se mi trovi a fissare un muro dì a mio figlio che sto viaggiando e che quando sarò tornato avrò nuove storie da raccontare, intanto fagli tu una carezza e vedrai che mi amerà ancora al mio ritorno.

postato da: cervantes alle ore gennaio 04, 2007 05:13 | link | commenti
categorie: vita
lunedì, 01 gennaio 2007

quel che ti tolse non fu per se soltanto, fu l'arido degli anni che non potè veder riarso il campo dall'acqua tua sorgiva 'che troppo le ricorda la sua ch'é stagna e bigia.
ma vola tu, su in alto, sopra agl'incantatori siam tanti qua a sognar soltanto i tuoi favori, non cedi non di un passo la vita tua t'aspetta fa che sia men secca di quell'altra pazza inetta.
lo tempo immoto è ignaro de la sofferenza nostra, quello passa e non si degna di guardar un mucchio d'ossa ma il liquido che colò giù per lo tuo pertugio che stilla ancora e uggia in cerca di rifugio quello non passa e va, quel è ciò che poi resta è tuo e tuo soltanto è non v'è modo se ne impossessi un'altro.
non cercar altrove quel che è tuo da tanto, non puote mai l’amato arrivar a dar cotanto.
il tutto non è altro che un nulla ricamato un esser pronti a dir si t'ho sempre amato.
chi son lo sai da tempo e anche ch'io non muoio ho perso il gusto al viver ma tanto non mi muovo.
mi manchi come l'aria ma so tenere il fiato resisterò una vita perchè t'ho sempre amato.
adesso curva il labbro come sol tu sai fare piegalo in sorriso e lasciati guardare e tu che di nascosto leggi ancora e spesso non è un giocar o un rito questo inutile alternare è difficile resistere ritti davanti al mare.
ma il posto mio è questo e tu non fai neppure ombra io siedo da sempre sopra la mia tomba, da tanto di quel tempo che se non fossi mai nato mi avreste perso prima d'aver incominciato.
il tempo intanto avanza
e comunque io non sfuggo nè ora nè mai vediamo se col poi terrai i resti miei coi tuoi...
postato da: cervantes alle ore gennaio 01, 2007 19:31 | link | commenti
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sabato, 30 dicembre 2006

io non voglio te

e neanche te

io non vi voglio

sicuramente per questo vinceranno sempre gli altri. i cinici. i forti. i duri. i migliori di tutti. i vincenti.

e io cavalco contro un mulino a vento 

 cavalco come un pazzo

col sorriso sulle labbra e le tue nella mente.

ma negli occhi..merda

meglio chiuderli

vedrò con il cuore

non sono un vigliacco

postato da: cervantes alle ore dicembre 30, 2006 07:03 | link | commenti
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giovedì, 28 dicembre 2006

D / C / G/ D
i’m a joker / i’m a stupid man/ believe me baby/ this is not the end
your are a princess/ and i’m a man/ the stars will be so guilty/ if you’ll not be there/
where the moon/ shakes the time/ where a child/ becomes boy/
i’m a joker/and you are the queen/ if you love somebody/ let him free/
little horse/you are arrived/ jump the word/burst into tears/
where she wants /where we live /where the love /lets feel free
postato da: cervantes alle ore dicembre 28, 2006 02:01 | link | commenti
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mercoledì, 27 dicembre 2006

la neve cade ancora ma soltanto sotto le mie palpebre chiuse nel ricordo. esci dalla doccia e sei così bella. ridi perchè sorpresa e forse veramente non te lo aspettavi. adesso un cielo stellato di ghiacciati punti splende sopra le nostre teste e immagino quanto sei ancora bella. un sogno è tale soltanto fino a quando resta nascosto sotto le nostre palpebre, come arriva all'orecchio del mondo è già una dichiarazione d'intenti. e allora urlo al cielo che copre tutti noi altri. domani il sole splenderà sullo sfondo azzurro di un anno in più da vivere e bestemmiare. non scardinerò finestre per entrare assieme alla luce. aspetto di vedertele aprire e mi troverai già li. per un anno ancora e di li al prossimo. il legno è per chi non è il metallo. il primo ha già una propria anima il secondo aspetta che gliene venga data una. con il primo tocca entrare in armonia il secondo ti segue ovunque tu vada. qualcuno è legno. qualcuno è metallo. tu sei legno: l'ho sempre saputo.

auguri

postato da: cervantes alle ore dicembre 27, 2006 04:23 | link | commenti
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lunedì, 11 dicembre 2006

hanno licenziato il mirmidone

e le ali di cera cominciano a non sciogliersi al sole

guarda meglio e lo vedrai planare nel vento

lo stesso con il quale ti volerà via con se

postato da: cervantes alle ore dicembre 11, 2006 01:27 | link | commenti (3)
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martedì, 05 dicembre 2006

posso aiutarla signore?
come scusi?
aiutarla, posso consigliarle qualcosa, ha già in mente.
Ah già sono piantato nel bel mezzo di un negozio e ovviamente il commesso fa il suo lavoro, bel ragazzo. occhi verdi, moro, le sarebbe piaciuto. intanto invece a lui piaccio io.
dammi del tu, se non ti dispiace.
no non gli dispiace, gli spiego che mi ero soltanto imbambolato, che avevo seguito quella ragazza ma che credevo fosse un altra persona e mi ero sbagliato. Infatti non poteva essere li, cioè sarebbe stato singolare, ma lei è singolare quindi...
Ha capito perfettamente, ha capito più di quanto non gli abbia detto, mi sorride generosamente mentre mi dice, se posso esserti utile, se ti andasse di parlare, un caffè..
e mi porge il suo numero di telefono, stampato con caratteri leziosi su un cartoncino rosso fuoco : herbert 3334236823.
pianta quei fondi di bottiglia verdi come l’olio appena spremuto nei miei. sorrido e sono lusingato, si direi lusingato. nel prenderlo le mani si sfiorano, più precisamente il mio indice tocca il dorso del suo e i pollici si accavallano. la mia mano viene prontamente afferrata dall’altra sua e racchiusa nel palmo di entrambe. le trattiene un poco mentre si allontana bisbigliando: scusa devo lavorare, a dopo.
a dopo?
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molto sicuro di se, però per niente arrogante: le piacerebbe. l’omofobia latente mi trattiene un poco e nel caffè ci entro da solo, ormai è un gesto che faccio spesso. entro chiedo un caffè, me lo porto al tavolo e bevo lentamente, facendo magari finta di leggere il giornale e intanto ascolto, ascolto la gente intorno a me. e dire che mi sono sempre vergognato di impormi al tavolo, eludendo la maggiorazione o facendo finta di niente, stare seduto da solo in un locale pubblico: l’ho sempre temuto. mi dava ansia. ora non più. non così tanto almeno. miglioro, mi curo. niente giornale, ho ancora in mano il numero di herbert. rosso fuoco e scritta verde scuro. se avesse aggiunto due palle e una renna poteva essere il biglietto da visita di babbo natale.
si è il mio vero nome.
quasi mi prende un colpo. è herbert, alle mie spalle, in piedi: è magrissimo.
visto dal basso verso l’alto sembra lungo e fine. come mi ha trovato?
non mi ha trovato è entrato per caso. o forse mi ha seguito, ma che importa. è il suo vero nome, si perchè glielo chiedono sempre. non è italiano è basco. ma la nonna era ligure, di Genova e ha ancora due zie li, che va spesso a trovare perchè genova è una città magica. parla un italiano perfetto, senza alcuna inflessione assolutamente impossibile scambiarlo per uno straniero. sono stato a genova, diverse volte, il centro è bello ma tutta questa magia io ....non l’ho trovata.
vienici con me una volta e se non ti ricredi batti tre volte i tacchi delle scarpe e tornerai a casa.
è sveglio il ragazzo, ci piace. è curioso. mi dice che prima nel negozio ha dovuto bruciare lo sprint della sua collega, mi hanno visto lì nel mezzo che puntavo verso l’intimo femminile, poi ha realizzato che cercavo di vedere bene quella ragazza li.
è la tua ragazza? mi chiede.
no mai vista prima.
intendo quella a cui assomiglia sciocco.
Sciocco? chi dice sciocco? stupido, pirla, fesso,stordito: sciocco è proprio nostro, suona toscano anche al buio.
sono una spugna è vero.
e lo dice come se mi stesse confessando che mi ha rubato l’ombrello, gli si attaccano le parole, i termini dialettali, le inflessioni.
hai un buon orecchio
si tocca il sinistro e civettando: questo o l’altro? quale preferisci?
è un tipo buffo. interessante e buffo. vuole sapere di me, cosa faccio, da dove vengo, perchè seguo i fantasmi nei negozi del centro. e parliamo, parliamo dell’amicizia, dell’amore, dei sentimenti, del razzismo e finalmente del sesso.
è l’ora dell’aperitivo ormai e il locale si sta affollando.
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ma non dovevi lavorare?
staccava alle cinque, sono le otto e trenta e mi prende la smania di quel che avrei dovuto fare. Ma devo assolutamente prendere qualcosa da bere con lui, ma non li, ch’è un locale del cazzo. no mi porta lui. ormai è più fiorentino di me. e andiamo. camminiamo e fa freddo, non è così alto, sarà un dieci centimetri più di me, non di più. ora camminiamo affiancati per le vie del centro e corriamo da matti, abbiamo entrambi una falcata da quattrocentometrista.
ti piace lo sport?
si mi piace ne ho fatti diversi, senza eccellere ma sempre a buon livello.
perchè dici che si vede?
le mie spalle? se ho nuotato?
si, amo nuotare, ma non ti dirò altro, non ancora almeno. sto parlando troppo e invece voglio sapere di te. chi sei? che fai qui? no non in italia, qui davanti a me ritto come un palo con la tua mano sulla mia spalla mentre mi tocchi l’orecchio perchè avevo una piuma tra i capelli. una piuma ? ha le mani caldissime, più delle mie e me lo dimostra prendendomele ancora una volta tra le sue. poi mi spinge dentro e il caldo mi colpisce dritto in fronte e sotto le ascelle.
ma dove siamo in un forno?
no all’inferno!
the hellish pub. così sta scritto sul muro dietro al bancone, ma il barista non ha niente di satanico. bello paffuto come un cherubino, sorride e saluta herbert, chiamandolo per nome.
qui sono di casa è un bel posto e poi dietro ci sono i tavoli ed è tranquillo.
tavoli, libri, dama, ma dove sono, esiste un posto così nella bottegaia città d’arno?
abita sulla via bolognese, proprio all’inizio. sotto ci vive la padrona di casa, con tre cani di taglia zero, dice lui,
cioè piccoli?
no no meno ancora, e ride, zero, proprio zero, non ha mai visto cani così piccoli, non sa neanche che razza siano ma per lui potrebbero essere topi. era venuto qui per un corso di specializzazione all’accademia di belle arti. fa restauri e dipinge. i primi per vivere il secondo per sognare. poi la città gli è piaciuta ed è rimasto un pò: due anni.
così adesso seduti al tavolo di sognatori ce ne sono due. mi chiede quali siano i miei e mi rendo conto che ne ho di precisi. perchè allora non li ho palesati per tempo.
spesso, dice lui, si ha paura a raccontare i sogni a coloro che ne fanno parte, si ha paura che la loro opinione possa farci svegliare e questi volino via.
herbert è un filosofo, un pittore, un restauratore, un filosofo. e fa il commesso in centro.
le sue labbra sono morbide e la lingua, mentre bacia, resta trattenuta tra i denti, scappando solo per brevi incursioni. poi mi morde il labbro inferiore, lo imprigiona tra i suoi denti mentre con le mani mi carezza la base del collo, sotto i capelli e il sangue comincia a correre nelle vene come se le dovesse tappare tutte insieme. ma è così che mi faceva lei. questo mordere che mi faceva male a causa di un dente storto e che mi eccitava senza possibilità di ritorno. lui, lei , io, l’inferno tutto intorno.
beviamo ti prego.
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raccontami di lei.
cosa vuoi sapere.
dimmi quello che ti va, quello che ti passa per la mente. e gli parlo per ore, mentre usciamo di li, mentre mangiamo la bistecca al sangue, mentre aspettiamo il suo autobus che non passa mai. gli racconto tutto quello di bello e lui indovina tutto il brutto. i viaggi, il passato, il presente ma nessuno può indovinare il futuro. mi racconta che non ha mai amato nessuno, almeno non crede. nel senso che se quello era l’amore allora è proprio poca cosa.
tu lo sai cos’è l’amore?
no herbert non lo so. mi dispiace dolce herbert, vorrei proprio poterti dare una ricetta, meglio... una pozione. gli ingredienti dell’amore. vorrei proprio amico mio bellissimo. ma non lo so.
Ma tu ami! lo vedo, non puoi mentire.
 infatti amo ma posso solo dirti che non l’ho mai cercato che non è arrivato come un treno portandomi via dalla banchina trascinandomi con tutti i miei bagagli. quella è la passione che è l’inizio ma ne è solo una parte. è che a un certo punto è come se la passione si fosse seduta al tavolo di fronte alla razionalità e strette le mani avessero cominciato a fare a braccio di ferro, non muovendosi più da li. ecco vedi sono ancora fermi, in tensione, follemente, illogicamente, potrebbero semplicemente mettersi d’accordo, ma non lo fanno e credo che non lo faranno mai, restano così in un equilibrio dato dallo sforzo del loro contrapporsi. nessuno riesce a dominare l’altro. è una magia, ma non so come ricrearla, forse l’amore vive nella tua genova, un giorno batterai tre volte i tacchi e ti bacerà sulle labbra.
Chiamami, quando vuoi, parliamo un po’: è bellissimo sentire la tua voce. Starei ore ad ascoltarti.
e saluta con la mano dietro il vetro del bus, mandandomi baci come un liceale. e ha la mia stessa età. io come un liceale resto alla fermata guardando il bus, con la mano alzata fino a quando non curva verso destra e sparisce dietro al muro di un palazzo storico secolo IV. così dice la targa marrone accanto al portone. andrò a piedi fino alla macchina. ho voglia di camminare e intanto penso a una cena di natale e al quartiere boemo e al rimorso e al rimpianto, alle occasioni perdute, a quelle ancora non nate sperando che si ancorino bene all’utero della vita. mi guardo le mani: piccole e tozze, fatte per aggrapparsi, per non mollare. poi le metto in tasca e piango di rabbia, odiandomi, nel buio del mio cappuccio, con una falcata da quattrocentometrista.
 
postato da: cervantes alle ore dicembre 05, 2006 21:11 | link | commenti
categorie: vita
domenica, 03 dicembre 2006

tutte le notti straccio il mio cuore con la punta del cinismo e ne spremo fuori ogni goccia d'amore; per ritrovarlo nuovamente colmo al mattino seguente. è che in quello che sembrava un mare blu lanciai un centesimo(ricordi?) e il desiderio fu lo stesso di sempre: per tutta la vita, insieme e felici. era forse troppo banale? eppure ci credo ancora...

postato da: cervantes alle ore dicembre 03, 2006 16:53 | link | commenti (2)
categorie: spazio-tempo
sabato, 02 dicembre 2006

stavo spiando i loro discorsi, erano seduti accanto al mio tavolo, facevo finta di leggere un libro ma ero incuriosito da questi due e li ascoltavo. "e lei adesso dov'è?" "non lo so, non ne ho idea, posso solo immaginarmelo" "ma come fai a stare qui, senza sapere cosa sta facendo" " è l'unico modo, non ho potuto decidere, ma posso scegliere cosa fare" "ma così non hai paura di perderla" mi sono girato a guardarli e quello che stava per rispondere aveva la faccia stanca e gli occhi vivi, lucidi ma vivi come quelli di un bambino, ha guardato l'altro e gli ha detto: " perderla? io l'amavo molto tempo prima di averla incontrata e durante tutto il tempo che abbiamo vissuto insieme ho potuto soltanto amarla di più, lei per me è molto più di quello che sento adesso...è una promessa d'amore che la vita non saprà sbugiardare: come potrei perderla?" lo sto fissando e il suo sguardo incrocia il mio, gli sorrido mentre mi alzo, siamo pur sempre in una libreria e tutto intorno a noi ci sono milioni di parole, di frasi scritte per comunicare un pensiero, un sentimento e poi chiuse in un libro in attesa di essere lette. ha una faccia strana, interessante. i capelli bianchi un pò come i miei. ci guardiamo mentre mi muovo verso l'uscita. milioni di parole e tra le tante le sue, le ho volute scrivere. spero avesse ragione. per entrambi.

postato da: cervantes alle ore dicembre 02, 2006 03:48 | link | commenti (1)
categorie: vita
venerdì, 01 dicembre 2006

cammina con un passo che sembra vada di fretta, poi si ferma ogni volta che qualcosa cattura la sua attenzione ed è capace di restarci tutto il tempo che le occorre. relax. la sensazione che da è quella di chi riesce a fare le cose in pieno relax. non sembra mai che tocchi a lei. ciò dovrebbe darti serenità. a me invece fa incazzare. sono terribilmente invidioso di questa sua qualità. ci provo anche io ma non è la stessa cosa: fingere serenità dall'essere sereni. banale, certo. ma vederlo con i propri occhi è irritante. mi apre sette porte diverse entriamo in sette diverse stanze, tutte magnifiche. non sembra una casa piuttosto un sogno. eppure sono qui e vedo con i miei occhi. ci sono dunque persone che vivono in un sogno, tutti i giorni della loro vita. io al meglio delle mie possibilità ho vissuto sognando. eppure a guardarla è chiaro che non è solo una questione di agiatezza economica. alla fine sono stanco e ubricaco d'immagini, belle come i suoi occhi. ma li fuggo mentre me li pianta in faccia. devo ancora svegliarmi dal mio, magari domani. scendo in strada e cammino per ore, cercando la macchina, lasciata pochi metri dietro il portone. questa volta davanti a me ci sono io soltanto. la mia camminata non mi piace ancora: dovrò lavorarci. oppure aspettare che si distenda come la falcata di un purosangue. ma io sono nato mulo o cavallo....?

postato da: cervantes alle ore dicembre 01, 2006 20:12 | link | commenti
categorie: vita
domenica, 26 novembre 2006

due cucchiai di passione, mezza scorza di saggezza, forse ancora un qualcosa in più, ecco dovrebbe bastare, tre prese generose d'impazienza, acqua a coprire . Mescolo il tutto con il cucchiaio dell'amarezza, della convinzione di una perdita inestimabile, ghiaccio come piovesse e guarda quanta schiuma, guarda come ribolle il coctail delle occasioni perse. ne prendo una sorsata generosa e il ragazzo che mi siede accanto, vede tutte le bollicine che mi escono dal naso e prima che da questo perda anche i ricordi mi offre il suo fazzoletto delle opportunità nascoste. è gentile a prestarmelo, mi ci asciugo il naso senza neanche guardarlo in faccia, al ragazzo non al naso, quello è già la faccia: e quindi lo faccio. all'improvviso mi volto e gli lascio un bacio in bocca, ho le labbra umide per la bevuta e turgide per la tensione accumulata nel prendere la decisione. un taglio netto, preciso, chirurgicamente ineccepibile, un taglio che mi apre la mano come un libro letto a metà. guardo la barista, non ha uno straccio da darmi ma mi presta la camicia e resta a seno nudo guardandoci perplessa. poi supera il momento e chiede " chi di voi due avrà sbagliato più dell'altro? chi a perso? e chi si è lasciato perdere?" io guardo il ragazzo e lui guarda me, il resto del bar guarda la barista, è giovane, non il bar e neanche la barista, il ragazzo è giovane molto più di me ma deciso, piazza i suoi occhi nei miei, ci vede qualcosa, qualcosa che cerco da anni, poi mi chiede se può offrirmi da bere. ma non aspetta la risposta e chiede due succhi di rimpianto con una spruzzata di nostalgia e una parte di ottimismo. beviamo guardandoci negli occhi poi lui si alza e esce, io gli vado dietro, fuori della porta lui gira a sinistra e io a destra entrambi ascoltiamo i passi dell'altro che si allontana e che a tratti non sembrano veri e mi convinco che torneremo a percorrerli nel senso inverso: sarebbe uno spreco assurdo il contrario.

postato da: cervantes alle ore novembre 26, 2006 02:33 | link | commenti
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venerdì, 24 novembre 2006

solo per te convinco le stelle a disegnare nel cielo infinito qualcosa che somigli a te
solo per te io cambierò pelle per non sentire le stagioni passare senza di te
come la neve non sa coprire tutta la città
come la notte non faccio rumore
se cado è per te
(negroamaro)
postato da: cervantes alle ore novembre 24, 2006 10:59 | link |